La lettura delle crisi data da Akerlof e Schiller perpetua concetti screditati e non si avvede dei veri pericoli nel nostro futuro
George Akerlof e Robert J. Schiller,
Animal Spirits, Princeton University Press 2009 (trad.it.:
Spiriti animali. Come la natura umana può salvare l’economia, Rizzoli 2009)
Ho scelto Animal Spirits come primo libro da leggere quest’estate perché in pratica era il solo volume citato da George Soros nel suo recente articolo “My Philanthropies”. Il libro sostiene la tesi secondo la quale l’analisi macroeconomica ortodossa ha quasi interamente dimenticato il concetto keynesiano degli “istinti animaleschi”, che sarebbero uno dei principali motivi delle fluttuazioni dell’attività economica. La fiducia, l’equità e le narrazioni attraverso le quali interpretiamo la realtà non vengono adeguatamente comprese dai modelli economici.
Giacché i mercati (e l’economia) sono fondamentalmente irrazionali e tendono a subire violente fluttuazioni ogniqualvolta gli spiriti animali oscillano tra stati d’animo opposti e seguono ciecamente il più recente quadro interpretativo (la “narrazione”) della realtà, le autorità di governo devono intervenire con decisione. La politica monetaria e la politica fiscale non bastano, come dimostra l’esempio degli Stati Uniti: avvalendosi di strumenti monetari e fiscali, le autorità sono riuscite a far tornare il livello di attività economica quasi ai livelli precedenti la crisi, ma ciò non è stato sufficiente a ridurre la disoccupazione. Gli autori sostengono che la Federal Reserve dovrebbe impegnarsi più di quanto non abbia fatto finora ad aumentare direttamente la disponibilità di credito nell’economia, sostituendo i circuiti finanziari danneggiati, giacché solo quando il credito tornerà ai livelli precedenti la crisi potrà scomparire la disoccupazione in eccesso. A quanto pare, l’obiettivo di un determinato livello di credito rappresenta la soluzione che gli autori propongono per uscire dalla crisi.
Gli autori, tuttavia, non spiegano per quale motivo debba sussistere un nesso diretto tra disoccupazione e credito e, in verità, tale nesso mi sfugge, specialmente perché, in altre parti del volume, Akerlof e Schiller ammettono che l’eccesso di credito ha rappresentato uno dei problemi che hanno indotto la crisi stessa.
Le principali incoerenze che ravviso in questi autori, nonché in altri sostenitori, come Paul Krugman, di politiche di intervento pubblico anti-ciclico ancora più sostanziali delle attuali sono duplici.
In primo luogo, il problema sta ne loro assunto per cui i governi non sarebbero soggetti, almeno quanto i mercati, agli sbalzi d’umore degli “spiriti animali” e a credere all’ultima “narrazione”. Si tratta di un assunto a dir poco assurdo e la cui infondatezza è stata dimostrata più volte. In fondo gli accordi di Basilea I, II e III sono quanto di meglio le autorità pubbliche hanno saputo produrre e sono stati realizzati dai funzionari più solerti e preparati che si possano immaginare. Ciò nonostante, tali accordi hanno prodotto banche fortemente sotto-capitalizzate e la loro debolezza rimane secondo me la fonte in assoluto più importante della crisi in cui ci troviamo.
I migliori funzionari pubblici erano i sostenitori più accesi delle teorie che oggi vogliono screditare e per contro non hanno dato segno della vigilanza che un soggetto operante sul mercato avrebbe potuto esibire. Per citare un esempio personale, alla Banca del Ceresio avevamo intuito che le principali banche del mondo erano insolventi durante la crisi del fondo LTCM (nel 1998-2000) e negli anni successivi abbiamo agito di conseguenza. A quanto pare né Robert Rubin (Segretario al Tesoro durante la presidenza Clinton), né Alan Greenspan (Presidente della Federal Reserve dal 1987 al 2005) si sono mai resi conto dell’entità del problema (nelle loro autobiografie, che contano complessivamente oltre 1.200 pagine, non più di una pagina e mezza è dedicata alla crisi di LTCM). Peggio ancora, se l’hanno capita, non hanno fatto nulla! Rubin, addirittura, ha condiviso che Citigroup continuasse a ballare fino a che la musica non si fosse fermata… I governi e le autorità pubbliche non sono esenti da errori e, peggio ancora, non sono soggetti alla disciplina del mercato, che obbliga a riconoscere e a correggere gli errori.
In secondo luogo, quando la condizione di partenza delle finanze pubbliche è malsana, l’effetto di un ulteriore deterioramento (implicito in politiche pubbliche sempre più attivistiche) può contribuire a deprimere gli spiriti animali, fino a rendere controproducenti quelle medesime politiche. La crisi incombente del debito sovrano sembra dimostrarlo.
Nell’analisi dei moltiplicatori keynesiani si ravvisano altre incoerenze. Ritenevo che le fluttuazioni dei moltiplicatori fossero un indice delle fluttuazioni della fiducia. Una propensione marginale a risparmiare pari al 5 per cento significherebbe che 1 dollaro di stimolo fiscale dovrebbe tradursi in 20 dollari di reddito aggiuntivo per l’economia nel suo insieme. Quando la fiducia diminuisce, se il desiderio di risparmiare cresce fino al 20 per cento del reddito, il medesimo dollaro di stimolo produrrebbe solo 5 dollari di reddito aggiuntivo.
Non so in quale misura l’efficacia dei moltiplicatori sia stata dimostrata nella pratica. In teoria, in un’economia statunitense contraddistinta da un tasso di risparmio dello 0 per cento, un dollaro di stimolo avrebbe un effetto infinito e gli Stati Uniti sarebbero stati nelle migliori condizioni immaginabili per dimostrare l’efficacia delle politiche keynesiane di sostegno alla domanda. Se da una parte gli autori di Animal Spirits danno l’impressione di credere a questo meccanismo, dall’altra auspicano un maggiore stimolo fiscale al fine di tornare alla piena occupazione. Essi, tuttavia, non considerano che una diminuzione della fiducia fa sì che diventi estremamente improbabile che il governo possa fornire uno stimolo dell’entità richiesta senza deprimere maggiormente la fiducia stessa.
Gli autori scrivono nel 2009 e sono convinti che sia imminente un autentico disastro, ancora ignorato, nel settore degli hedge fund. Questa catastrofe dovrebbe dimostrare la loro tesi, ossia che non è possibile fare affidamento sui mercati e sugli spiriti animali. L’atteso disastro, tuttavia, non si è verificato, anzi, ma dubito fortemente che questa nuova evidenza abbia minimamente scalfito la fiducia degli autori nella narrazione che hanno esposto nel libro e nella quale credono fermamente.
Nel complesso si tratta di un libro scadente, politicamente e accademicamente “corretto” (al punto da accreditare l’uno o l’altro degli autori di vere e proprie banalità), ma totalmente privo di idee utili per capire come procedere al fine di risolvere la crisi o elaborare modelli economici.
In merito al primo punto, ritengo che le continue interferenze nei meccanismi di mercato da parte di governi a corto di credito e di credibilità stiano ritardando una soluzione alla crisi, aumentandone il costo finale. Una depressione profonda, ma breve, nello stile di quelle di fine Ottocento, che avesse ridotto i prezzi a livelli tali da dare fiducia a nuovi compratori, avrebbe offerto ai soggetti sopravvissuti una solida base di partenza e avrebbe creato, per giunta, quel ricambio socio-economico desiderato, non senza buone ragioni, da più parti. È possibile che una disoccupazione del 20 per cento per due anni sia preferibile ad una del 12 per cento per un decennio e passa.
Per quanto riguarda il secondo punto, l’ipotesi dei Mercati Efficienti e delle Aspettative Razionali, apparentemente screditata, appare comunque più valida delle alternative. La prima ipotesi prendeva in considerazione prevalentemente i mercati azionari regolamentati. L’applicazione della stessa ipotesi ai mercati “over the counter” ne avrebbe messo in luce le manchevolezze, a partire dall’assenza di dati. Questo lavoro attende ancora i ricercatori che vorranno farsene carico.
L’ipotesi delle aspettative razionali, viceversa, prevede l’inefficacia di politiche economiche radicali, in quanto i loro effetti, compresi quelli sulle finanze pubbliche, vengono pienamente scontati dai soggetti operanti sul mercato. Purtroppo temo che stiamo per verificarne la validità.
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