Molti hanno avuto modo di conoscerlo grazie a quel
“contatore” del debito pubblico che è ospitato da tanti siti internet e che in modo implacabile mostra la crescita, secondo dopo secondo, dell’esposizione debitoria dell’Italia: vicina ai duemila miliardi di euro. Per altri è il centro studi che ogni anno cura l’
Indice delle liberalizzazioni, misurando il grado di libertà economica dei vari settori produttivi del Paese.
Ma coloro che sono interessati alla riflessione nell’ambito delle scienze sociali del nostro Paese sanno che l’Istituto Bruno Leoni di Torino è un think-tank attivo in varie direzioni e che, da una decina di anni, svolge una decisa iniziativa culturale a difesa del libero mercato e a favore di un’economia più sana.
Negli ultimi tempi l’IBL va proponendosi anche quale interlocutore per le scuole superiori, sviluppando rapporti di collaborazione. L’Istituto ha infatti predisposto un modulo di due lezioni (ognuna della durata di un paio di ore) e intende mettere a disposizione i propri ricercatori al fine di allargare l’offerta didattica degli istituti superiori italiani e creare un nuovo ponte tra scuola e ricerca, tra formazione e dibattito pubblico.
Un primo esperimento è già stato condotto in Piemonte, con risultati davvero soddisfacenti. Grazie al prezioso aiuto della Fondazione Camis de Fonseca, IBL è entrato in varie scuole del capoluogo e anche della provincia (da Ciriè a Chieri). L’offerta è stata assai differenziata, spaziando da un primo approccio con l’economia sperimentale – sulla scorta degli insegnamenti, in particolare, del premio Nobel Vernon Smith – a lezioni più tradizionali sui temi della cooperazione di mercato, del ruolo della regolazione, della funzione della moneta.
Il modulo didattico che ora IBL intende proporre anche oltre i confini piemontesi si compone di due lezioni durante le quali, avvalendosi di diapositive, il docente farà il possibile per rendere comprensibili alcune questioni basilari dell’analisi economica. In particolare, si partirà da testi tanto chiari quanto intellettualmente stimolanti per cogliere il senso di problemi essenziali. La prima lezione prende l’avvio da uno scritto di Leonard Read del 1958 (“Io, la matita”) con l’obiettivo di mostrare la complessità della cooperazione volontaria che ha luogo nel libero mercato, mentre il secondo appuntamento muove dalla cosiddetta “favola della finestra rotta” di Frédéric Bastiat, un testo di metà Ottocento molto efficace a illustrare il modo in cui la politica influenza l’economia.
Questa presenza in classe dei ricercatori dell’IBL punta insomma a far intendere la natura dello scambio e il ruolo dei prezzi, ma anche il rapporto tra scelte politiche (tassazione, regolazione, politica monetaria) e vita produttiva, gli effetti visibili e quelli meno visibili dell’azione pubblica, il ruolo giocato dai gruppi di pressione.
Va aggiunto che negli ultimi anni l’Istituto, con la sua casa editrice (IBL Libri), ha pubblicato volumi espressamente orientati ai docenti e a quanti vogliono avvicinarsi all’economia. Un testo che può essere utile per chi insegna economia ma più in generale le scienze umane è l’antologia Tra Stato e mercato, a cura di Francesco Pulitini, che – da Adam Smith fino a Ronald Coase, e oltre – offre alcuni tra gli scritti più importanti sul rapporto tra economia e ordine politico. Di tutt’altro genere è il classico volume di Henry Hazlitt,
L’economia in una lezione, in cui uno tra i migliori divulgatori del pensiero economico guida verso la comprensione – secondo un percorso tutt’altro che convenzionale – dell’architettura delle interazioni sociali.
L’iniziativa didattica dell’IBL non è qualcosa di estemporaneo, né è finalizzata solo ad avere una funzione propedeutica a un'eventuale formazione universitaria, ma invece mira soprattutto a fornire ai ragazzi gli strumenti per una migliore comprensione della realtà politica ed economica in cui vivono e a stimolarli verso riflessioni più critiche su tali temi. Il progetto d’altra parte si sviluppa all’interno di un’azione più generale che non soltanto reputa importante la promozione della cultura economica, ma soprattutto ritiene che le scienze sociali possano essere altamente educative nel momento in cui aiutano gli studenti a comprendere l’impossibilità di confinare entro schemi elementari realtà che sono complesse, poiché frutto di innumerevoli interazioni.
Questo può aiutare a cogliere meglio la realtà ed è pure destinato ad avere ricadute civili evidenti, dato che ogni politica demagogica poggia, innanzi tutto, su un’ingiustificata semplificazione della realtà e sulla volontà di sostituire la conoscenza di pochi pianificatori alla ricca articolazione che ha luogo in una società aperta.
Quanti siano interessati a prendere contatto con l’Istituto Bruno Leoni (
www.brunoleoni.it) e intendono invitare nelle loro scuole i suoi ricercatori possono inviare una e-mail all’indirizzo
info@brunoleoni.it.
Da
Nuova Secondaria, 16 giugno 2012