L'Antitrust scopre che le Poste italiane sono monopoliste
Abuso di posizione dominante di Poste Italiane? Non è una novità
Abuso di posizione dominante di Poste Italiane? Non è una novità. Che la rete degli sportelli e degli uffici postali sia capillare in Italia è cosa nota. E non lo ha mai nascosto anche l'amministratore delegato delle Poste Italiane, Massimo Sarmi, che - in una recente intervista, sul ruolo delle Poste nella sistema futuro della Banca del Mezzogiorno - ha detto che sarebbe un' ottima cosa se si facesse «riferimento al totale dei punti di erogazione dei servizi finanziari tra gli uffici postali e le banche, noi rappresentiamo del Sud quasi il 70 per cento di densità di presenza, quindi indubbiamente siamo nei piccoli paesi e in molte realtà del Sud dove non c'è un altro tipo di servizio di questo tipo». La notizia arrivata ieri, secondo cui l'Antitrust ha aperto un'indagine nei confronti di Poste Italiane per possibile abuso di posizione dominante, fa quasi sorridere. In una nota dell'Authority, si legge che l'autorità garante della concorrenza dovrà verificare se la società abbia attuato strategie per ostacolare i concorrenti nell'ambito dei servizi liberalizzati, sfruttando i vantaggi della rete esistente per il servizio universale. L'istruttoria, notificata ieri a Poste, è stata deliberata dopo una serie di denunce presentate da uno dei concorrenti: la Tnt Post Italia, il primo operatore privato di servizi postali nel nostro paese. Secondo Tnt la posizione dominante di Poste è riscontrata sia nel settore del servizio universale, sia nell'offerta di servizi postali liberalizzati alla pubblica amministrazione e ad altri enti.

Il gruppo Tnt, controllato da una holding di diritto olandese e attivo a livello mondiale nel settore postale, del trasporto espresso e della logistica, ha un fatturato mondiale che, nel 2008, è stato pari a circa 11 miliardi di euro di cui circa 9 miliardi in Europa e 866 milioni di euro in Italia. Il fatturato realizzato dal Gruppo Poste Italiane (dati bilancio consolidato 2008) è stato invece pari a circa 17 miliardi di euro, di cui oltre 5,5 miliardi di euro relativi al settore dei servizi postali.

L'istituto Bruno Leoni, think tank di arca liberal, ha accolto «con soddisfazione» il provvedimento dell'Autorità. Massimiliano Trovato, fellow di Ibl, ha affermato che «la situazione di privilegio di cui Poste gode è stata ripetutamente denunciata da più voci ed è senz'altro positivo che essa desti l'attenzione dell'Antitrust». Secondo Trovato, l'intervento dell'Authority acquisisce una rilevanza ancora maggiore se si considera che l'istruttoria prende in esame l'attività di recapito dell'azienda gestita da Sarmi e a pochi mesi dalla liberalizzazione del mercato postale: «Processo - continua Trovato - che potrebbe trarre un benificio decisivo da un esito tempestivo dell'istruttoria».

Sulla questione sono spaccate le associazioni dei consumatori. Sulla stessa linea di Ibl c'è l'Adusbef. Il presidente dell'organizzazione Elio Lannutti, ha dato il suo benvenuto all'istruttoria dell'Antitrust, spiegando che «si registra un aumento dei disservizi postali relativo proprio alla posizione dominante di Poste nel settore del servizio universale, messa in atto con una ben studiata strategia per mettere fuori gioco i concorrenti». Mentre l'Adoc, associazione nazionale per la difesa e l'orientamento dei consumatori, giudica «singolare» l'indagine. Secondo il presidente Adoc, Carlo Pileri, «Poste offre un servizio universale a basso costo, che raggiunge anche i centri più piccoli», quindi, «sarebbe grave se l'azienda fosse costretta ad adeguare le tariffe a quelle imposte dagli altri operatori».

Arriva in serata la replica del numero uno delle Poste: Sarmi attende «con fiducia l'esito dell'istruttoria» perché «Poste Italiane ha sempre operato nel pieno rispetto delle regole di mercato, della concorrenza e degli interessi dei consumatori» .

Da Il Riformista, 20 ottobre 2009
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