L’incertezza blocca la ripresa

La debolezza dell'economia è dovuta all'inflazione e alle troppe regole fissate dall'UE: forse è arrivato il momento di rivederne qualcuna

24 Febbraio 2025

ItaliaOggi

Nicola Rossi

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Secondo il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, la debolezza dell’economia europea «è più persistente delle attese. Ci aspettavamo una ripresa trainata dai consumi che non c’è stata». Un quadro di fronte al quale si potrebbe pensare che la Bce dovrebbe accelerare l’allentamento della politica monetaria, ma stando alle dichiarazioni di Isabel Schnabel, membro del Consiglio esecutivo dell’Eurotower, «ci stiamo avvicinando al punto in cui potremmo dover mettere in pausa o fermare il taglio dei tassi», visto che «sia l’inflazione da servizi, sia la crescita dei salari sono ancora a un livello troppo alto». Abbiamo chiesto un commento a Nicola Rossi, già professore ordinario di Economia all’Università di Roma Tor Vergata.

Domanda. Come mai, a suo avviso, non c’è stata la ripresa trainata dai consumi che la stessa Bce si attendeva?

Risposta. Ho la netta sensazione che molto dipenda dall’elevatissimo grado di in certezza che ci circonda in questo momento che, molto ragionevolmente, sta portando le famiglie a comportarsi prudentemente nelle loro decisioni di spesa.

D. Prudenza ci vorrà anche da parte della Bce nelle scelte sui tassi di interesse nei prossimi mesi?

R. Ne ero convinto nei mesi scorsi e ne sono convinto anche oggi. Come stiamo vedendo, i processi di diminuzione dell’inflazione non sono lineari, a volte hanno delle interruzioni improvvise. In una situazione di questo genere credo, quindi, che la prudenza sia dovuta, visto anche il contesto internazionale. L’obiettivo primario non può che essere quello di riportare l’inflazione al livello desiderato e questo richiede, a mio avviso, un atteggiamento prudente per quel che concerne la politica monetaria.

D. A livello europeo sembra stia emergendo la volontà di rivedere le regole fiscali, vuoi solo per le spese per la difesa, come ha annunciato Ursula von der Leyen, vuoi in generale sui parametri come quello sul deficit/Pil, come proposto da Emmanuel Macron. Lei cosa ne pensa?

R. Il fatto che si vogliano mettere in discussione le regole della governance fiscale mi fa sorridere, perché di fatto ci si sta mettendo mano continuamente. Il perché è molto semplice: l’architettura che è stata messa in piedi è straordinariamente barocca e destinata a scontrarsi sempre con la realtà. Si sarebbe dovuta prendere una strada diversa, quella di pochissime regole semplicissime. Se n’è scelta, invece, una molto più complessa che si scontra ogni giorno con la realtà. Penso che questo ci porterà a dover riscrivere in continuazione le regole.

D. Di per sé i parametri di Maastricht sarebbero semplici…

R. Sì, ma su di essi si è costruita una cattedrale gotica. Se ci fossimo limitati ai soli parametri di Maastricht, che mediamente hanno funzionato bene, ci saremmo risparmiati tante discussioni e tanta attività burocratica e forse oggi saremmo in condizioni di non dover ridiscutere le regole in continuazione.

D. Andrebbero forse aggiornati quei parametri?

R. Il limite del 3% del Pil per il deficit è del tutto ragionevole, perché la spesa per gli investimenti, nell’intera Eurozona, negli ultimi anni è stata all’incirca di quell’entità. La soglia del 60% del Pil per il debito pubblico non aveva molto senso e non è stata mai effettivamente considerata. Si potrebbe, quindi, rivedere.

D. La prossima settimana la Commissione europea presenterà il Clean Industrial Deal che dovrebbe contenere la proposta di una semplificazione delle regole sugli aiuti di Stato per accelerare la produzione di energia pulita. Cosa ne pensa?

R. Di aiuti di stato ne abbiamo fatto a meno per anni e, detto con franchezza, i risultati non sono stati sempre positivi. Detto questo, non conoscendo ancora i dettagli della proposta della Commissione è difficile esprimere un commento. In ogni caso la mia sensazione è che se Bruxelles facesse un po’ meno piani sarebbe già un grosso passo avanti.

oggi, 26 Febbraio 2025, il debito pubblico italiano ammonta a il debito pubblico oggi
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